Dal 16 maggio al 7 giugno 2010
ESTENSIONE AL CHOMOLUNGMA, rientro il 10 giugno 2010
NOTA BENE: un viaggio al Kailash è una spedizione in totale autonomia che porta in regioni remote prive di contatti con l’esterno dove si passano la maggior parte delle notti in campo. L’itinerario può subire variazioni per motivi ambientali (frane, guadi, ecc) e non c’è una garanzia di riuscita. I partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso.
1°g. Domenica 16 maggio, partenza dall’Italia
Per raggiungere Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, ci sono diverse opzioni. Il volo da noi suggerito è quello della KLM che parte da Milano Malpensa alle 17.35 per Amsterdam con arrivo alle 19.30; il volo intercontinentale per Chengdu parte alle 20.45. E’ possibile raggiungere Amsterdam anche da Roma e da Venezia.
2°g. 17/5 Arrivo a Chengdu
Arrivo alle 12.30; si viene accolti dal corrispondente locale, trasferimento in hotel. Nel pomeriggio è prevista una visita guidata della città; ci si reca al tempio taoista di Qing Yang, alla casa del poeta Du Fu e al tempio di Wu Hou, situato in uno splendido giardino cinese.
3°g. 18/5 Volo Chengdu - Lhasa
Il volo per Lhasa parte alle 7.50 con arrivo alle 9.40. Dall’aeroporto di Gongsar si raggiunge la città con circa un’ora di guida; ci si sistema in un comodo hotel nei pressi del Barkor. Nel pomeriggio si visita il Jokhang, il tempio più importante del Tibet che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, e si passeggia per il circuito sacro del Barkor che lo circonda, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono ancora l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione.
4°g. 19/5 Lhasa
Giornata dedicata all’esplorazione di Lhasa con le visite del Potala e del palazzo estivo, il Norbulingka. Nel pomeriggio si visitano l’università monastica di Drepung ed il vicino tempio di Nechung, che fu sede dell’Oracolo di stato, un tempio famoso anche per le incredibili rappresentazioni pittoriche.
5°g. 20/5 Lhasa – Shigatse
Inizia il viaggio verso ovest; raggiunta la confluenza con il fiume Tsangpo se ne risale il corso fino a Shigatse, dove ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, ricco di inestimabili tesori, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447 ed è stato la sede storica del Panchen Lama. Sistemazione in hotel.
6°g. 21/5 Shigatse – Ngaring - Zangzang
Da Shigatse si percorre la strada che porta verso il Nepal lasciandola dopo Lhartse, da dove si segue un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi arriva al lago di Ngaring, dove ci si reca a visitare il monastero di scuola Sakya. Si prosegue in un ambiente di praterie d’alta quota fino a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Si pone il campo nelle vicinanze.
7°g. 22/5 Zangzang – Saga – Jongba
Si prosegue attraverso valli e passi erbosi attraverso un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po. Si prosegue oltre un altro passo fino a Jongba, dove si pone il campo nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose.
8°g. 23/5 Jongba – Manosarowar (Seralung)
Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per almeno 8 ore di guida ed è resa possibile grazie a dei lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarowar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si pone il campo nei pressi del piccolo monastero di Seralung.
9°g. 24/5 Manosarowar: Seralung e Trugo
Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; da Seralung al monastero di Trugo sono circa 23 km di distanza e si consiglia di percorrerli a piedi: la quota è di 4600 metri ma il sentiero è in piano. Chi non se la sentisse può utilizzare le jeep almeno per una parte del tragitto. I panorami sono fantastici, i colori del lago continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) di fronte e, se è limpido, la visuale del Kailash a nord ovest!
10°g. 25/5 Manosarowar: Gossul, Raksal Tal e Chiu
Da Trugo, posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, si procede in jeep fino al monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni utilizzate per la preparazione dei mandala. Anche da qui la panoramica sul Manosarowar è incredibile. Da Gossul ci si reca al lago Raksal Tal, un bacino d’acqua altrettanto vasto, temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); la vista del Gurla Mandata che si specchia nelle acque riesce però a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarowar, posto su di colle che domina una spiaggia della costa nord ovest dove si pone il campo.
11°g. 26/5 Manosarowar: Lamgpona; Darchen - Tarboche (inizio Kora del Kailash)
Il sentiero prosegue lungo un tratto di costa dalle cui rupi si affacciano alcune grotte abitate da asceti e passa vicino ad alcuni chorten che segnano il punto in cui sorgeva un eremo. Raggiunto il monastero di Lamgpona sulla costa nord si ritrovano le jeep (chi non volesse camminare può giungere fin qui con queste) con cui si prosegue fino a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla montagna sacra (lungo in tutto 54 chilometri) e in circa due ore di cammino si raggiunge la piana di Tarboche, all’ingresso della valle occidentale del Kailash, dove si svolge Saga Dawa. Il campo viene posto nei pressi del fiume.
12°g. 27/5 Tarboche, celebrazioni di Saga Dawa
Una vasta folla di pellegrini giunta fin qui da ogni angolo del Tibet si raduna attorno alla piana di Tarboche al cui centro viene issato un grande palo, seguendo un antico rituale di purificazione condotto da alcuni Lama, una sorta di agopuntura esoterica che serve per tenere sopite le negatività. L’evento è poi seguito da momenti festosi, circumambulazioni vorticose, lanci di farina di tsampa, corse di cavalli. Si avrà anche del tempo per esplorare la zona, salendo alla piattaforma dei “Mahasiddha”, dove si trova un celebre cimitero celeste, e recandosi al monastero di Choku, appollaiato alle pareti occidentali della valle, che offre anche un ottimo panorama della parete sud del Kailash.
13°g. – 15°g. (28/5 – 30/5) Kora del Kailash
Lasciata la piana di Tarboche si procede lungo la valle di Amitabha assieme ai pellegrini tibetani, la cui attrezzatura è spesso costituita solo da scarpe da ginnastica a suola liscia e da una coperta posata sulle spalle, la qual cosa avendo noi a disposizione goretex, microfibre ed integratori energetici a volte ti fa sentire un po’ un marziano, e sicuramente aumenta la motivazione e acquieta il desiderio di lamentarsi della fatica… Si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk, dove si pone il primo campo (5000 mt. circa). Il giorno successivo salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta. Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza, arrivando alle pasture della valle sottostante dove si trovano usualmente degli yak al pascolo e si pone il campo. Nell’ultima giornata, ormai in vista dei laghi sacri di Manosarowar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove venne a meditare Milarepa, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Da Darchen ci si sposta con le jeep verso ovest fino a Tirthapuri, luogo sacro alla memoria di Guru Rimpoce (Padmasambhava) dove si trovano le acque sulfuree in cui i pellegrini tradizionalmente si bagnano dopo il completamento dei kora del Manosarovar e del Kailash.
16°g. 31/5 Tirthapuri – Toling
Dopo la visita del monastero Bon di Gurugam si procede verso la regione di Gughe, scavalcando con le jeep alcuni passi che si aprono sul vasto bacino erosivo del fiume Sutlej. Ci si immerge nei meravigliosi canyon colorati arrivando a Toling, dove nell’enclave monastica il Tempio Rosso ed il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. Sistemazione in un semplice hotel.
17°g. 1/6 Toling - Dunkhar
La giornata inizia con la visita di Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) immergendosi in un tunnel scavato nella roccia che emerge nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il suo semplice palazzo e i suoi templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Da Tsaparang si prosegue per circa due ore attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India per la valle di Dungkhar, dove si pone il campo. I templi rupestri di Dungkhar e Piyang furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti di Dungkhar rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo.
18°g. 2/6 Dunkhar – Manosarowar Est
Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso un alto passo che concede un’ultima grandiosa visione d’insieme della regione. Proseguendo verso est si transita ai piedi del monte Kailash e presto si raggiunge lo splendido lago Manosarowar. Si allestisce il campo sul lembo della sponda nord orientale.
19°g. 3/6 Manosarowar Est - Dargyeling Gompa (Jongba)
Oggi si ripercorre la tappa più lunga del viaggio. Si transita dal lago di Te Tso e dal passo di Mayun, costeggiando il versante settentrionale dell’arco Himalaiano. Oltre Paryang si transita dalla zona di stupende dune di sabbia, sullo sfondo le acque dello Tsangpo e i monti nepalesi. Quindi, proseguendo, dal monastero di Trongsa dove si trova anche un breve kora ornato da miriadi di pietre mani e tsa tsa, con una bella visuale verso le vette del Mustang. Oltre ancora, si giunge attraverso pasture e alti passi al monastero di Dargyeling, dove si pone il campo.
20°g. 4/6 Dargyeling – Pelkho Tso
Superata Saga si attraversa lo Tsangpo con il nuovo ponte, si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: sul grande lago blu turchese di Pelko, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Si pone il campo nei pressi del monastero di Poron, vero archetipo del mondo tibetano tradizionale.
Per chi rientra in Italia:
21°g. 5/6 Pelkho Tso – Tingri - Shigatse
La strada continua a seguire l’arco himalaiano e nei giorni limpidi si possono vedere il Cho Oyu e l’Everest. Oltre Tingri una breve deviazione porta a Shegar, un bel villaggio tradizionale dove si erge uno degli Dzong più impressionanti del Tibet, la "Fortezza di cristallo", con le mura che si aggrappano fino alla vetta di un ripidissimo monte, al cui interno è stato ricostruito uno dei monasteri, lo Shegar Chode. Si prosegue oltre un alto passo per Lhartse, da dove si ripercorre il tratto di strada fatto all’inizio del viaggio arrivando a Shigatse, dove ci si sistema in hotel.
22°g. 6/6 Shigatse – Gongsar – Chengdu
Da Shigatse si raggiunge Gongsar, l’aeroporto sul fiume Tsangpo che serve Lhasa; un percorso di circa 4 ore. Il volo per Chengdu parte alle 15.55 e arriva alle 18.00, dove si viene accolti dal corrispondente locale e ci si trasferisce nel medesimo hotel utilizzato all’inizio del viaggio.
23°g. Lunedì 7 giugno, Chengdu - Italia
Mattina a disposizione. Il volo della KLM per Amsterdam parte alle 14.00 con arrivo alle 18.50. Si riparte per Milano Malpensa alle 20.35 con arrivo alle 22.15; possibilità di partenze anche da Roma e Venezia.
Per chi prosegue:
21°g. 5/6 Pelkho Tso – Tingri – Rongbuk
Si procede con il resto del gruppo fino a Tingri. Da qui si segue con la jeep una mulattiera che si inerpica verso sud tra le alte pasture degli yak e risale un passo in direzione orientale verso la regione del Chomolungma, il nome tibetano per la vetta più alta del mondo, un tratto di strada dalla bellezza fiabesca con alcuni tipici villaggi e campi di nomadi. Entrati nel bacino idrografico del fiume Arun, che scorre verso il Nepal, si segue una valle verso sud: ad una svolta appare la parete nord dell’Everest ed in breve si è arrivati. Le albe e i tramonti che si godono da questo prezioso luogo restano per sempre nel cuore. Sistemazione in un semplice hotel.
22°g. 6/6 Rongbuk: campo base dell’Everest
Giornata dedicata all’esplorazione; a Rongbuk il monastero è stato in parte ricostruito mentre sul versante est della valle le rovine del convento femminile testimoniano la scelleratezza degli invasori. Il campo base del Chomolungma, posto a circa 5000 metri d'altezza, si può raggiungere a piedi (circa 8 km per la maggior parte pianeggianti) o utilizzando dei piccoli carretti tirati dai cavalli dei nomadi Khampa. Al campo base i Khampa hanno allestito delle tende dove si può mangiare e riposare; la visuale sulla parete nord dell'Everest è onnipresente. Sul lato orientale della valle poco oltre Rongbuk tra i colossali massi di un'antica frana si nascondono gli eremi di meditazione dove gli yogi tibetani si ritiravano, sfidando anche il freddissimo inverno; è un sito interessantissimo da esplorare. Qui un piccolo tempio è stato ricostruito nel punto in cui vi è una grotta che i devoti dicono essere stata utilizzata anche da Guru Rimpoce. Tornando dal campo base il percorso più bello si ha salendo per un tratto le morene che lo sovrastano ad est e da lì seguire il bordo della montagna, individuando il vecchio sentiero.
23°g. 7/6 Rongbuk – Shegar
Per arrivare a Shegar ci vogliono da 3 a 4 ore, lasciando il tempo necessario per una tranquilla partenza e per gustare gli splendidi panorami. Si segue per un tratto la strada utilizzata nella salita e la si lascia procedendo verso est lungo le acque dell’Arun, dove si incontrano alcuni bei villaggi di montagna. Si valica un passo di circa 5000 metri verso nord da cui, col tempo limpido, lo sguardo spazia dal Makalu ad est, al Chomolungma ed al Cho Ouy ad ovest. La discesa porta alla strada principale, da dove con una breve deviazione si raggiunge Shegar e si visita lo Dzong. Si alloggia in un semplice hotel.
24°g. 8/6 Shegar – Shigatse
Si prosegue oltre un alto passo per Lhartse, da dove si ripercorre il tratto di strada fatto all’inizio del viaggio arrivando a Shigatse, dove ci si sistema in hotel. Prima di arrivare in città ci si reca con una breve deviazione a visitare il monastero di Ngor.
25°g. 9/6 Shigatse – Gongsar – Chengdu
Da Shigatse si raggiunge Gongsar, l’aeroporto sul fiume Tsangpo che serve Lhasa; un percorso di circa 4 ore. Il volo per Chengdu parte alle 15.55 e arriva alle 18.00, dove si viene accolti dal corrispondente locale e ci si trasferisce nel medesimo hotel utilizzato all’inizio del viaggio.
26°g. Giovedì 10 giugno, Chengdu - Italia
Mattina a disposizione. Il volo della KLM per Amsterdam parte alle 14.00 con arrivo alle 18.50. Si riparte per Milano Malpensa alle 20.35 con arrivo alle 22.15; possibilità di partenze anche per Roma e Venezia.